Passeggiata botanica alle Grave di Ciano del Montello

Il mese di maggio è forse il più interessante dell’anno, con riferimento alla possibilità di osservare ricche fioriture di piante spontanee in ambiente. Possibilità che diviene interessantissima opportunità nei biotopi in cui si conserva un elevato livello di fitodiversità.

La passeggiata botanica compiuta con l’Associazione “Salviamo il Paesaggio”, sezione di Mogliano Veneto, in compagnia della botanica Katia Zanatta della Società Botanica Italiana, sezione Veneto, il 29 maggio, ha confermato tutto questo. Essa ha inoltre evidenziato come il giacimento di biodiversità dell’area, fortemente minacciato dai progetti di cassa di espansione per le piene del fiume Piave, costituisca un patrimonio di elevatissimo valore; come del resto confermano i vincoli di livello regionale ed europeo, da cui il predetto progetto vorrebbe prescindere.

Nonostante la primavera siccitosa e ormai avanzata, nel percorso che ha consentito di attraversare longitudinalmente l’area, la cui superficie assomma a circa 900 ha, sono infatti stati osservate numerose associazioni floristiche e numerose specie.

Bosco meso-igrofilo sulle Grave di Ciano a primavera – ph Michele Zanetti ©

Tra le associazioni di margine, costituite dal Bosco meso-igrofilo a Pioppo nero (Populus nigra), Olmo campestre (Ulmus minor), Frassino meridionale (Fraxinus oxycarpa) ed Edera (Hedera helix), dalla boscaglia pioniera ad Orniello (Fraxinus ornus), Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e Salice ripaiolo (Salix eleagnos), dai prati falciabili e dagli arbusteti di Falso indaco (Amorpha fruticosa), si insinuano biotopi di prateria arida di tipo steppico a Lino delle fate veneto (Stipa eriocaulis) e arbusteti radi ad Olivello spinoso (Hippophae rhamnoides) e Ligustrello (Ligustrum vulgare).

In questi stessi biotopi si concentra dunque la composita fitodiversità delle Grave di Ciano. E se nei primi si osservano specie alloctone frequenti come il Caprifoglio del Giappone (Lonicera japonica), la Rosa multiflora (Rosa multiflora), lo stesso Falso indaco e il Noce (Juglans regia), nei biotopi aridi le presenze floristiche esprimono invece una complessità corologica notevolissima.

Accanto a specie dealpinizzate, come le Vedovelle dei prati (Globularia punctata; 0-1500 m slm; S-Europ.-Sudsiber.), le Vedovelle a foglie cordate (Globularia cordifolia; 100-2600 m slm; Endem. Alp.), il Trifoglio montano (Trifolium montanum; 0-1600 m slm; S.Europ.-Sudsiber.), il Buftalmo salicino-flessuoso (Buphthalmum salicifolium; 200-1800 m slm; Orof.-SE Europ.), l’Eliantemo maggiore (Helianthemum nummularium; 0-2500 m slm; Europ.-Cauc.) e l’Astragalo falsa-lupinella (Astragalus onobrychis; 500-1800 m slm; S-Europ.-Sudsiber.),

Astragalo falsa-lupinella (Astragalus onobrychis) – ph Michele Zanetti ©

si osservano così specie di prateria arida, come l’endemico Lino delle fate veneto (Stipa eriocaulis; 0-30 m slm; Endem.), come la Lupinella comune (Onobrychis viciifolia; 0-2200 m slm; Medit.-Mont.), alternate a specie colonizzatrici come la Fumana prostrata (Fumana procumbens; 0-800 m slm; Euri.-Medit.-Pontica)

Lino delle fate veneto – Stipa (Stipa eriocaulis) – ph Michele Zanetti ©

Non mancano le orchidacee, con una decina di specie, tra cui l’Orchide cimicina (Anacamptis coryophora; 0-1000 m slm; Euri-Medit.), l’Orchide militare (Orchis militaris; 0-1800 m slm; Euro-asiat.) e l’Orchidea screziata (Orchis tridentata; 0-1400 m slm; Euri-Medit.).

Orchidea cimicina (Anacamptis coriophora) e Asteroide salicina o margherita gialla (Buphthalmun salicifolium) – ph Michele Zanetti ©

Tutto questo evidenzia come l’area delle grave si collochi al confine tra le grandi aree biogeografiche alpina, centro-europea, steppico-balcanica e mediterranea. Come tale essa costituisce un vasto biotopo vegetazionale in cui gli elementi floristici provenienti da tali aree, si incontrano e coesistono. Ragione quest’ultima che ci impone, ancora una volta di riflettere se veramente, per conseguire la sicurezza idraulica dei territori del basso Piave, non esistano altre soluzioni se non la quasi totale distruzione delle Grave di Ciano. Si ricorda che la cassa di espansione, con una escavazione totale e abbassamento del piano di campagna su ben 500 ha dei complessivi 900, verrebbe contenuta da un’arginatura alta 8 metri e con base pari ad almeno 30 metri. Come a dire uno scempio bio-ecologico, idrogeologico e paesaggistico totale e irreversibile.

Michele Zanetti

In copertina: Astragalo falsa-lupinella
foto di Michele Zanetti

Visita la pagina web dell’Associazione Naturalistica Sandonatese, della quale Michele Zanetti è presidente.

https://associazionenaturalistica.it/

SE NON L’HAI ANCORA FATTO FIRMA LA PETIZIONE PER LA SALVAGUARDIA DELLE GRAVE DI CIANO

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