La leggenda di Smara: la strega del Piave

La Smara è un personaggio femminile dell’agordino, che si pone tra mitologia e credenza popolare, storia che tuttora persiste in certe vallate del bellunese e nel trevigiano.

Della Smara si narra che fosse una donna non tanto bella, mal battezzata ed allevata peggio: di notte si trasformava in strega malefica e faceva venire gli incubi durante il sonno alle mogli degli zattieri del Piave, mettendosi a sedere sopra i loro petti e facendo fare a loro sogni funesti per la sorte dei loro uomini che con le loro zattere scendevano le tortuose acque del Piave, dove gli incidenti di navigazione erano frequenti.

La motivazione principale del suo comportamento dispettoso era una sfrenata gelosia, perché nessuno l’aveva chiesta in sposa per i suoi strani e sospetti comportamenti.

Le donne agordine convinsero i loro uomini di portarla fuori provincia con la loro zattera, con la lusinga che sul tratto delle Grave di Ciano in terra Trevigiana, avrebbe incontrato dei bei giovani pretendenti, intenti a pescare o a raccogliere i salici spontanei per fare i cesti, e potersi così accasare in quei luoghi ameni.

Gli zattieri la fecero salire mal volentieri perché era pericoloso portare a bordo una donna siffatta: giunti all’antico Passo Barche di Vidor e sapendo che più avanti la corrente del Piave si addolciva, pensarono di sbarazzarsi una volta per sempre della strega spingendola a tradimento in acqua perché affogasse non potendo più così far danni. Ma non fu così: dove lei affogò si formò un vortice fatale per gli ignari bagnanti dato che molti giovani, ingannati dall’apparente calma del tratto, facevano e fanno ancor oggi il bagno venendo presi per i piedi e trascinati nel fondo dalla Smara che li vuole abbracciare e averli tutti per sè facendoli così annegare senza scampo.

Alle leggende non si sa mai se credere oppure no, ma se si fosse dato retta a questa, molti inconsapevoli giovani si sarebbero salvati: a maggior ragione, sul luogo di tanti annegamenti c’è un cartello di divieto di balneazione senza che ne sia specificato il vero motivo.

Dino De Lucchi

Foto di Giulia Zanella Photography

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