Animalia

Animalia, dicesi “regno” nella classificazione scientifica, con più di 1.800.000 specie di organismi in continua evoluzione, una ricchezza biologica in costante crescita e con il numero delle specie ancora sconosciute che probabilmente è 40 volte superiore a quelle finora classificate.

Il nostro pianeta quindi, considerandone la ricchezza naturale, resta in gran parte ancora un gran meraviglioso mistero…

Un pianeta pregno di forme di vita, ma che allo stesso tempo vive una situazione drammatica, con un tasso di estinzione dovuto alle attività umane di 1.000 volte superiore a quello di estinzione naturale basti pensare alle popolazioni di vertebrati diminuite di un terzo negli ultimi quarant’anni e le circa 5500 specie animali a rischio scomparsa…

Questo basta a farci capire come l’uomo da solo sia stato capace di dare il via ad una nuova era, dove l’estinzione delle specie e’ superiore a quella che il pianeta Terra ha vissuto negli ultimi 65 milioni di anni messi insieme: “l’Antropocene“, parola coniata dal premio Nobel olandese Crutzen, letteralmente “l’era dell’uomo”, ossia la  fase terrestre odierna caratterizzata dal peso dell’Homo Sapiens sull’ecosistema globale, tenendo conto soprattutto dei cambiamenti climatici, dello sfruttamento ed erosione del suolo, dell’implacabile riscaldamento degli oceani e, come detto poco fa, dell’estinzione di numerose specie… E’ questo il fardello generato delle attività antropiche, schiacciante, evidente.

Per avvicinarci man mano a discutere della ricchezza faunistica delle nostre amate Grave di Ciano dobbiamo prima fare un’ulteriore sosta, breve ma significativa, per capire i numeri del nostro patrimonio faunistico nazionale, che, seppur in contrazione, ancora si attesta su valori straordinariamente “spaventosi”, con circa il 70% del patrimonio di biodiversità  europeo presente nel Belpaese. Dati eccezionali considerando i nostri poco più di 300.000 km quadrati, che sono in certe zone altamente antropizzati ed a cui sommiamo i record negativi di certe regioni, prima fra tutte il Veneto. La nostra Regione porta al collo la triste e pesante medaglia da prima classificata tra  quelle europee per sfruttamento del suolo (12% contro un 5-6% della media europea).

Ramarro Occidentale (Lacerta bilineata) – Ph Andrea Serena©

In base alla Check List italiana elaborata dal Ministero dell’Ambiente, il nostro Paese ospita 57.468 specie animali, di cui 4.777 (8,6%) si possono considerare endemiche, ossia esclusive del nostro paese; numeri importanti che vengono quotidianamente aggiornati in negativo. Ad esempio, il 50% delle specie di vertebrati presenti in Italia sono minacciate d’estinzione, tra cui il 20% delle specie di Mammiferi, che vivono in uno stato di conservazione sfavorevole.

Va addirittura peggio ai pesci, con 80% delle specie minacciate. Il  64% delle specie di Anfibi invece sono considerate in cattivo o inadeguato stato di conservazione; ancora, il 25% delle specie di uccelli sono in pericolo ed il 19% delle specie di rettili vedono la loro estinzione avvicinarsi lenta ma inesorabile..

E quali sono a casa nostra le specie animali che ancora resistono contro tutto e contro tutti? Quali gli esseri che impreziosiscono la nostra terra, regalandoci momenti impagabili non acquistabili neanche qui, nella patria degli “schei“?

…Gli amati denari, la cui fame continua a toglierci e a restituirci solo polvere e cocci.

Smergo maggiore (Mergus merganser) – Ph Andrea Serena©

Vorremmo, se potessimo, solo ammaliarci con racconti spensierati, parlare della nostra fauna col sorriso carico di speranza… Purtroppo però non c’è tempo, vorremmo…ma non possiamo. C’è da raccontare altro, c’è da spostare il focus su come stiamo perdendo quello che ci rimane, laggiù, tra i ciottoli del fiume che le Grave di Ciano ancora conservano, ma che presto perderanno, se asseconderemo certi bisogni ed obiettivi distruttivi verso la nostra Terra. Questo è il nostro vero patrimonio, e di quel mezzo miliardo di persone che vivono in questo continente: le Grave sono protette infatti da leggi Comunitarie, essendo Sito Rete Natura 2000, la sua doverosa protezione come Sito Rete Natura 2000, tutelate dalle Direttive ‘Habitat’ e  ‘Uccelli’, per l’importantissima ed inestimabile ricchezza della biodiversità e degli ambienti presenti, come ad esempio i prati stabili, quasi scomparsi altrove…

Tutela e protezione da parte di leggi Comunitarie dunque, ma che, a quanto pare, interessano poco nella patria dei Dogi

Di quali specie parliamo? Quali potremmo menzionare per renderci conto di cosa rischiamo di perdere? Difficile scegliere, molti, troppi non saranno citati, ma tutti sono stati, sono e SARANNO importanti per il nostro ecosistema, il loro ecosistema…

Fiore all’occhiello della zona protetta delle Grave di Ciano sono sicuramente i suoi uccelli, con presenze che possono essere stanziali, estivanti, svernanti o di passo migratorio.

Occorrerebbero decine di pagine per concedere il giusto spazio a tutte le specie presenti, ci soffermeremo quantomeno su qualcuna di esse, che per caratteristiche, presenza o biologia, la rende speciale…

Citiamo in primis un picide stupendo, il re dei picchi europei, il piu’ grande tra tutti quelli presenti nel nostro continente: il Picchio nero (Dryocopus martius), che in zona si spingeva a sud solitamente solo fino alla dorsale del  Monte Cesen, ma che negli ultimi anni ha scelto di nidificare anche sul Montello e nel Medio-Piave, favorito anche da boschi igrofili a “legno tenero” a pioppo, salice, od ontano.

Il suo volo ondulato e la sua livrea nera caratterizzata da una macchia rosso acceso sulla testa del maschio, e sulla nuca nella femmina, lo rendono inconfondibile e inimitabile.

Non solo il Picchio nero tra le Grave, ma anche i suoi colorati cugini, il Picchio verde (Picus viridis), che leggenda racconta sia la trasformazione diurna del folletto Mazarol! Ci viene facile sorridere pensando al richiamo tipico di questo uccello bellissimo, simile ad una risata, chissà, forse proprio quella del dispettoso folletto!

Tra i picidi qualche presenza saltuaria anche del Torcicollo (Jynx torquilla), il meno appariscente e conosciuto tra i nostri picchi, specie migratrice presente in zona come nidificante, e utile bioindicatore, essendo specie insettivora che predilige aree vicine ai coltivi estensivi e,  purtroppo, in declino a causa dell’impoverimento degli habitat e dall’uso degli antiparassitari chimici.

Infine il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), il più comune nella zona Montello-Grave di Ciano e nella nostra Penisola in generale. Bellissimo!

Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) – Ph Andrea Serena©

Fantasticare invece sui rapaci diurni rende facile il pensiero verso alcune specie particolari, a me care, animali che regalano momenti eccezionali per l’attento osservatore, ad esempio l’emozionante passaggio migratorio pre e post-riproduttivo dello stupendo Falco pescatore (Pandion haliaetus), uccello che raggiunge i 170 cm di apertura alare, con una dieta basata al 99% sul consumo di pesce, che caccia con azioni spettacolari, librandosi brevemente dopo aver avvistato la preda per poi scendere in picchiata verso di essa, da altezze anche di 40 metri. Mozzafiato!

Un altro gioiello delle Grave è sicuramente l’Albanella reale (Circus cyaneus), con la colorazione grigiastra del maschio che non lascia dubbi nel riconoscimento. Un rapace specializzato nella caccia “a sorpresa”, con voli bassi che la portano a scomparire velocemente appena individuata una preda, per poi riapparire all’improvviso, fulminea. Spettacolari ed indimenticabili le sue battute di caccia osservabili sui prati delle Grave, un regalo, un privilegio!

A sinistra falco pescatore (Pandion haliaetus) e a destra Albanella reale (Circus cyaneus) – Ph Andrea Serena©

Una dovuta menzione ai rapaci notturni delle Grave ci porta a dare spazio all’unico Strigide migratorio presente in zona, il minuto Assiolo (Otus scops), grande appena quanto un tordo, il rapace notturno di minori dimensioni nei nostri ambienti (più piccolo dell’Assiolo solamente la Civetta nana, che troviamo però in zona montana/alpina). Nell’osservarlo ci possono sicuramente aiutare all’identificazione i simpatici ciuffi sulla testa, che lo rendono inconfondibile. Opportunista, non si lascia sfuggire i molti fori abbandonati dai picchi o i vecchi nidi lasciati liberi dai Corvidi, che sfrutta per nidificare, e che a livello trofico ha un ricco menù caratterizzato soprattutto dai grossi invertebrati disponibili alle Grave, di cui va ghiotto, quali gli Ortotteri (le cavallette ed i grilli sono il suo “piatto preferito”), i Lepidotteri (farfalle e falene) ed i Coleotteri di medio-grandi dimensioni, come i sorprendenti Cervi volanti (Lucanus cervus), i più grandi tra i Coleotteri europei, protetti e sempre più a rischio, a causa della riduzione dei siti idonei all’ovideposizione, i ceppi di alberi vecchi o morenti, soprattutto di quercia.

Cervo volante (Lucanus cervus) – Ph Andrea Serena©

Spostandoci verso il corso d’acqua potremmo scorgere una bellissima anatra di medio-grosse dimensioni, lo Smergo maggiore (Mergus merganser), che fino al 1996 mai aveva nidificato in Italia: la nostra regione è stata la prima fortunata eletta. E’ molto attivo nella pesca, che spesso attua in “squadriglie” organizzate, collaborando nello spingere i pesci verso acque meno profonde. Un campione in acqua, si tuffa fino a 4 metri di profondità e può resistere in immersione anche per 2-3 minuti. Imperdibile la femmina che in caso di necessità carica i piccoli sul dorso, a mo’ di barchetta, traghettandoli al sicuro..

Sotto i loro sguardi il mondo acquatico della Piave regala ormai raramente gli incontri di un tempo, con specie iconiche una volta ben presenti ma che ormai sono solo “relitti” difficilmente osservabili, o solo tristemente rimasti nei ricordi di chi conosce bene il fiume e la sua ittiofauna.

Tra questi, certe specie emblematiche e rare, falcidiate dalla pesca spesso illegale perpetuata soprattutto durante il secolo scorso, e dalla costruzione di opere di presa e dighe che ne hanno compromesso le rotte riproduttive, tutte ovviamente inserite nelle Direttive Habitat, tra cui la Lampreda padana (Lampetra zanandreai), il Barbo italico (Barbus plebejus), lo Scazzone detto “Marson” (Cottus gobio), oppure il Cobite mascherato (Sabanejewia larvata).

Scazzone (Cottus gobio) – Ph Andrea Serena©

Ritornando verso i bianchi ciottoli e la vegetazione circostante potremmo avere la fortuna di incontrare un animale raro ed emblematico delle Grave, l’Occhione comune (Burhinus oedicnemus), splendido volatile dalle lunghe e robuste zampe da corridore, che ama nidificare in habitat con spazi aperti, deponendo al suolo per lo più nei greti dei fiumi o dei torrenti asciutti caratterizzati da ciottoli grossi, il perfetto identikit delle Grave.

L’ultima citazione tra gli uccelli, signori incontrastati delle Grave di Ciano con più di 150 specie osservabili durante l’anno, spetta di diritto al più colorato ed appariscente tra essi, il Gruccione (Merops apiaster), tra i pochi che hanno beneficiato dell’aumento delle temperature medie primaverili ed estive; alle Grave si osserva spesso mentre caccia in volo le sue prede preferite: Imenotteri e Lepidotteri. Il suo piumaggio variopinto, con toni azzurri, gialli, verdi ,arancioni, neri e castani lo rendono uno degli uccelli più belli osservabili nel nostro paese.

Per quanto riguarda invece gli affascinanti mammiferi ci sarebbe in primis da prendere in considerazione la preoccupante ascesa delle specie alloctone, “aliene“, come sempre arrivate per colpa dell’uomo e che nella nostra zona sono ad esempio dovute allo chiusura di vecchi allevamenti di animali da pelliccia che, appena diventati poco redditizi, sono stati liberato in natura entrando in competizione con le specie autoctone. Nel caso della Piave facciamo riferimento al Visone americano (Neovison vison) ed alla Nutria (Myocastor coypus).

Lontani i tempi in cui il nostro fiume era popolato da Lontre europee (Lutra lutra) e Puzzole (Mustela putorius): scomparse le prime, rarissime la seconde..

Tornando agli autoctoni, tra le presenze più tipiche e numerose si trova sicuramente il più comune tra i Canidi, la Volpe (Vulpes vulpes), che ci fa fantasticare pensando ai suoi cugini più stretti, avendo in Veneto una buona popolazione di Lupo (Canis lupus), che nella zona delle Grave ha visto dei rari passaggi di individui in dispersione provenienti dalla dorsale prealpina.

Non diaciamolo a voce alta, molti vivono ancora di credenze medioevali e fanno poco caso ai numeri, che ci dicono, ad esempio, che in Italia si grida allo scandalo per una popolazione di lupi che sfiora i 2500 individui ma che non si preoccupa minimamente dei 700.000 cani randagi o rinselvatichiti..

Tra gli ungulati presenti nelle Grave di Ciano il Capriolo fa da padrone, il più bel musetto tra i nostri selvatici, presente in buon numero e facilmente osservabile all’alba o al crepuscolo, mentre magari ci osserva silenzioso tra una radura e l’altra.

Sempre meno rara la presenza del Cervo (Cervus elaphus), che sfrutta ormai da tempo il corridoio ecologico che connette le Grave di Ciano alla zona collinare e prealpina. Animale maestoso, spettacolare grazie ai palchi regali del maschio, che viene per questo anche chiamato Cervo nobile, “titolo” più che meritato.

A sinistra Caprioli (Capreolus capreolus) e a destra Cervi (Cervus elaphus) – Ph Andrea Serena©

Va ricordato, come fatto poc’anzi con i Visoni e le Nutrie, che anche tra gli ungulati sono presenti delle specie alloctone, anche solo sporadicamente, che soprattutto nel confinante Montello, hanno cominciato ad arrecare danni al sottobosco, dopo aver devastato ad esempio zone di collina come i Colli Euganei e compromesso certe zone dei Colli Asolani e Maserini. Parliamo ovviamente del Cinghiale (Sus scrofa), nella sua forma alloctona, derivante da immissioni a scopo venatorio perpetuate in Italia fin da fine anni ’60 (nel caso del Veneto si tratta probabilmente di immissioni illegali), optando purtroppo per animali prelevati da luoghi lontani, soprattutto dal centro Europa.

A causa di ibridazioni con maiali domestici e con le specie precedentemente presenti di cinghiali, inquinandone la genetica, con mutazione dell’animale verso una forma di piu’ difficile gestione, perché più prolifico, di maggiori dimensioni, meno elusivo e più aggressivo.

Come successo per altri animali, anche con il cinghiale si è persa troppo a lungo l’occasione per rimediare ai danni da noi creati, con il suide che ormai ha conquistato la regione e che sta causando danni massicci, obbligandoci ora, come spesso accade, a dover imbracciare il fucile e “eliminare” il danno fatto…

Fortunatamente il Cinghiale alle Grave di Ciano, forse grazie alla tipologia del terreno e della sua copertura arborea, non sta ancora causando danni di rilievo come accade ormai da qualche anno nel vicino bosco del Montello.

Se parliamo di Mammiferi dobbiamo, doverosamente, dedicare tempo a quelli forse più importanti per la nostra biodiversità ed ecosistemi, animali splendidi la cui evoluzione li ha portati alla conquista dell’aerea dei nostri habitat, i Chirotteri, l’ordine che comprende moltissime specie che comunemente chiamiamo “Pipistrelli“.

Animali con una biologia unica, stupefacente e affascinante, sono tra gli esseri che più rischiano l’estinzione, tutti strettamente protetti dalle normative ed  indispensabili per il regolare funzionamento degli ecosistemi. Sono tra l’altro i primi alleati dell’uomo se pensiamo, ad esempio, che un chirottero adulto può cibarsi in una sola notte anche di 2000 zanzare…

Come già detto il nostro Paese è punto di riferimento continentale per quanto riguarda la ricchezza biologica, e questo vale anche per i Chirotteri; l’Italia infatti ospita 34 specie di pipistrelli delle 45 totali presenti in Europa, di cui metà a rischio estinzione, causata dall’uso di pesticidi e da scorrette attività umane. Di queste 34 specie, 20 sono presenti nella nostra provincia e la maggior parte di esse vivono tra le Grave ed il Montello, perché ambienti ricchi di invertebrati ed importanti a livello trofico, paradiso carsico ricco di cavità naturali essenziali per le loro colonie.

Tra le specie presenti il Vespertilio maggiore (Myotis myotis), il Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus hipposideros) o il  Miniottero di Schreibers (Miniopterus schreibersii). La maggior parte dei Chirotteri è perennemente minacciata dal disturbo o distruzione dei loro rifugi, dalla scomparsa dei loro habitat di caccia e ovviamente dalla diffusione dei pesticidi.  

E’ nostro dovere risollevare le sorti di questi animali essenziali per il nostro patrimonio verde, ”senza ma, senza se”.

C’è chi corre, chi vola, chi nuota, ma anche chi striscia. Che dire dei rettili delle Grave? Spostiamo principalmente l’attenzione sugli ammalianti serpenti, forse gli animali che più ci hanno messo e ci mettono in soggezione, a causa soprattutto di ancestrali credenze, di derivazione principalmente cristiana, che li ha demonizzati e resi “nemici” a prescindere..

Ma quali sono i principali Ofidi delle Grave? Citazione d’obbligo va a forse il più comune tra i nostri serpenti, il Biacco, el “Carbonass“, un colubro con una lunghezza tra gli 80 ed i 150 cm, con maschi capaci di raggiungere i 2 metri. La doti migliori del Biacco sono probabilmente la sua agilità e velocità straordinarie.

Biacchi (Coluber viridiflavus)  – Ph Andrea Serena©

Strettamente connesse alle acque sono invece le natrici, la Natrice tassellata (Natrix tessellata) e la Natrice dal collare (Natrix natrix), la nostra cara “Bisa rospera”, bellissimo serpente che trova tra il Montello e le Grave un sito perfetto per le sue caratteristiche, essendo un’eccellente nuotatrice con una dieta che si basa soprattutto su rane e rospi. Animale molto timido, appena ci si avvicina fugge veloce o si finge morto praticando la tanatosi, tecnica usata da molte specie e che prende nome dall’antico dio greco della morte, Thanatos.

Tra i coltivi potremmo incontrare il grande Saettone (Zamenis longissimus), che qui chiamiamo “Anda“, già conosciuto nella Magna Grecia come serpente sacro e venerato nei culti di Esculapio. Purtroppo l’eccessiva antropizzazione dell’ambiente lo rende sempre più raro, ed è uno dei serpenti europei più in pericolo. Animale di notevoli dimensioni, arriva ai 2 metri di lunghezza, ma che in fase giovanile è facile preda di altri colubridi, soprattutto del Colubro Liscio (Coronella austriaca).

Difficilissima da individuare ormai da decenni è la Vipera comune (Vipera aspis), a causa della continua persecuzione umana verso la specie, con pratiche barbare che si sono sempre spinte anche verso le specie innocue, al classico grido di battaglia “le ‘na Vipera, copéa!“. Triste ed ignorante.

Le numerosissime segnalazioni sono quasi sempre riferite in realtà a specie ben diverse, scambiando a volte la Vipera addirittura per l’Orbettino (Anguis fragilis), un simpatico Lacertide senza zampe che per nulla assomiglia al Viperide.

In Italia uccidere i serpenti, velenosi o meno, è un reato. Rispettiamoli!

Un accenno è dovuto ai Sauri, di cui citiamo il meraviglioso Ramarro Occidentale (Lacerta bilineata), che con il suo verde lucente ci stupisce sempre come la prima volta, soprattutto quando la gola del maschio in stagione riproduttiva si colora di un azzurro intenso.

A sinistra Colubro liscio (Coronella austriaca) e a destra Natrice tassellata (Natrixtessellata) – Ph Andrea Serena©

Dell’affascinante mondo degli Anfibi, che in zona ci regalano momenti unici quali ad esempio le migrazioni nel periodo riproduttivo con i Rospi comuni tra i principali protagonisti, mi preme citare quantomeno due specie degne di particolare attenzione e tutela, entrambe  inserite nella Direttiva Habitat. Tra gli Anuri la Rana di Lataste (Rana latastei), endemica padana e tra i gioielli della nostra biodiversità, e tra gli Urodeli lo stupendo Tritone Crestato Italiano (Triturus carnifex).

Rospi comuni (Bufo bufo)  – Ph Andrea Serena©

Che dire invece degli Invertebrati? Potremmo perderci per giorni a discutere di questo sottoregno, spesso considerato “minore” ma che include il 97% delle specie viventi sulla Terra. Sicuramente uno dei più eleganti invertebrati presenti nelle Grave di Ciano è il Ragno granchio (Misumena Vatia), che caccia soprattutto tra le stupende fioriture di orchidea selvatica, con femmine che ci stupiscono con i loro colori, tipicamente un giallo limone intenso, ma che per mimetizzarsi meglio riescono perfino a modificare in caso di necessità!

Eccezionale poi come nelle due attigue aree SIC – Grave di Ciano e Montello – siano state censite una settantina di specie di Lepidotteri (farfalle e falene), dato eccezionale, che si attesta nientemeno che sul totale delle specie presenti nell’intero Regno Unito!

Come non meravigliarci alla vista di un’Atalanta (Vanessa atalanta) mentre si nutre tra le infiorescenze di piante come la Buddleja? E’ probabilmente tra le specie più appariscenti e belle, assieme alle straordinarie Podalirio (Iphiclides podalirius) ed ai Macaoni (Papilio machaon), farfalle spesso scambiate tra loro a causa delle simili livree sui toni del giallo, e per la paragonabile dimensione ed apertura alare, che arriva agli 8 cm.

Bruco di Macaone (Papilio machaon) – Ph Andrea Serena©
Atalanta (Vanessa atalanta) –  Ph A.Serena©
Varie specie su ombrellifera  – Ph A.Serena©

Per terminare questo viaggio faunistico alle Grave, che ha avuto come protagonisti solo una minima parte delle centinaia di specie che rendono questo ecosistema speciale e unico, ci dedichiamo ad una specie facente parte il phylum Nematomorpha, ossia l’interessante e misterioso Gordio (Paragordius tricuspidatus) noto per manipolare il comportamento degli ospiti che parassitizza, specialmente gli Ortotteri quali cavallette e grilli. Nel suo stadio larvale il verme è microscopico, raggiungendo in seguito i 10–15 cm all’interno del suo ospite, dopo l’ingestione accidentale da parte dell’Ortottero delle uova deposte dal Gordio sui vegetali. Una volta all’interno del corpo dell’insetto, il verme si nutre di esso e riempie l’intera cavità corporea del malcapitato, fino alla fase matura, quando il  parassita è pronto per uscire in acqua per completare il suo ciclo di vita, riproducendosi.

Questo verme dalla biologia incredibile “pilota” il suo povero ospite manipolando il suo sistema nervoso centrale, e induce il malcapitato al “suicidio”, inducendolo a saltare in acqua, dove il parassita può strisciare fuori dal suo corpo trovando un compagno per l’accoppiamento, mentre la cavalletta, o il grillo, spesso muore per annegamento. Un parassita ancestrale che dissemina il nostro ambiente di “zombie”.

Anche questo è “Animalia”…

Gordio (Paragordius tricuspidatus), a dx larva di Tricottero in predazione

E’ la fine di un breve viaggio fatto di parole ed immagini, con la speranza di riuscire, noi tutti, a mantenere, salvaguardare e difendere con forza questo ambiente eccezionale scrigno di biodiversità animale, tenendo sempre a mente che la crudeltà nei loro confronti ci indurrà alla crudeltà anche verso noi stessi…

Occidit qui non servat. Chi non salva, uccide.

Dedicato alla biodiversità animale delle Grave di Ciano e a chi la difende.

Andrea Serena.

In copertina: Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus hipposideros) – Ph Andrea Serena©

SE NON L’HAI ANCORA FATTO FIRMA LA PETIZIONE PER LA SALVAGUARDIA DELLE GRAVE DI CIANO

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