Gravelando in primavera

A causa del Covid-19 sentiamo un grande desiderio di aria e di spazio.

Terminata finalmente l’era arancione andiamo sulle Grave ed è finalmente un respiro a pieni polmoni, fisico e metafisico. 

Aprile volge al termine, la primavera è già avanzata, ma secco e freddo prolungati l’hanno sicuramente scoraggiata; i prati sono ancora dorati e trasparenti, solo nelle bassure e negli avvallamenti, che hanno fatto tesoro della poca pioggia caduta, verdeggiano rami e rametti intricati, foglioline e germogli. 

Avvicinandoci ecco però apparire delle aree più addensate e vive, di un giallo splendente, anzi di vari gialli. Appartengo a due specie che alle Grave sono tra le prime a fiorire, in piante isolate o più spesso a formare dei tappeti che spiccano sull’erba ancora secca.

– Ph Sabrina Venuti©
– Ph Sabrina Venuti©

Essi sono il citiso, un cespuglio imparentato con la ginestra, capace di sfidare le escursioni termiche stagionali protendendo con prudenza i suoi rami verso terra e meritandosi la qualifica di “strisciante”; il suo giallo è vivo, intenso e profumato.

Cytisus pseudoprocumbens – Ph Sabrina Venuti©

Accanto vi è l’erba cipressina, di un giallo acidulo, pianta della famiglia delle euforbie, temprata a quasi ogni clima e tipo di ambiente anche per la sua dotazione in oli, gomma, resina. Le foglie ricordano il cipresso, produce un lattice caustico che la rende un cibo sgradito agli erbivori, e un nettare che invece attira gli insetti.

Euphorbia cyparissias – Ph Sabrina Venuti©

Qui è tutto un ronzio di impollinatori: api che danzano e bombi che dopo un pesante atterraggio si intrufolano nelle corolle, gialli nel giallo. Forse il trionfo di questo colore non è casuale: le piante hanno bisogno degli insetti per la riproduzione e dato il momento stagionale di penuria di individui e di specie, attirano l’attenzione dei pochi in circolazione esibendo i loro colori preferiti. Il pensiero si conferma quando, più schiva, compare tra erbe secche e cespugli la globularia dagli splendidi fiori violetti. Il blu pare sia il secondo colore preferito dai nostri.

Globularia bisnagarica – Ph Sabrina Venuti©

Ci dirigiamo verso il fiume accompagnati per un tratto dai volteggi di una cedronella, ed ecco il Piave, che presenta le sue conquiste stagionali: ha scorazzato alla grande in sponda destra, mangiandosi un buon tratto di scarpata e, sormontandola, ha spazzato il bosco di ripa a salici e pioppi. Le tracce sono fresche: il greto di sassi bianchi si è ampliato, gli alberi sono festonati di paglie e trattengono dighe di ramaglie, alcuni penzolano a mezz’asta nel vuoto. Uno strato di sabbia fine e argentata copre il suolo. Per il momento è passata. I giovani pioppi hanno tenere foglioline, i salici hanno già il frutto, si ricomincia.

Il Piave – Ph Santo Buratto©

Il fiume prende e dà, facendo delle Grave un crocevia, un punto di incontro di specie “straniere”, e basta pensare alle globularie arrivate dalla montagna, e al citiso strisciante arrivato dai Balcani, che ritrovano il loro ambiente nelle sassose distese calcaree. Ritornando sui nostri passi due licenidi, piccole farfalle in coppia, si attardano su un fiore di leguminosa, ancora gialla. Commentiamo che è ormai il tramonto, l’ora degli incontri. Ed ecco un cu – cu sonoro, vicino e ripetuto. Solleviamo la testa anche se, si sa, il cuculo non si fa vedere facilmente, ma in questa gelida e molto anomala primavera si cercano istintivamente segni di conforto. Ah! È arrivato!

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