
Il progetto delle casse di espansione nelle Grave di Ciano visto dal Comitato
Il progetto delle casse di espansione nelle Grave di Ciano viene presentato come un’opera necessaria per la sicurezza idraulica del basso Piave. Per il Comitato la sicurezza delle persone, delle case, delle attività e dei territori a valle è una priorità assoluta.
Proprio per questo riteniamo che un’opera di queste dimensioni debba essere spiegata, verificata e confrontata con tutte le alternative possibili prima di procedere oltre.
Le Grave di Ciano non sono un vuoto da riempire d’acqua in caso di piena. Sono un tratto vivo del Piave, un grande spazio fluviale naturale, ecologico e paesaggistico, collegato al Montello, alla falda, al torrente Nasson, agli habitat Rete Natura 2000 e a un equilibrio territoriale molto più complesso di quanto appaia da una semplice planimetria tecnica.
Il nostro punto di vista è chiaro: non siamo contrari alla sicurezza idraulica. Siamo contrari a un’impostazione che rischia di trasformare un’area fluviale di enorme valore in una macchina idraulica artificiale, senza aver dimostrato in modo completo che questa sia davvero la soluzione migliore, più efficace, più proporzionata e meno impattante.
Come si è arrivati all’approvazione del progetto
Il percorso più recente è stato scandito da due atti commissariali principali.
Con il Decreto commissariale n. 4 del 25 marzo 2025 è stato nominato il Soggetto Attuatore ed è stata riavviata la progettazione. Il decreto ha richiesto la predisposizione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali, il cosiddetto DOCFAP, richiamando una bozza contenente dodici soluzioni, compresa l’alternativa zero, e verifiche preliminari su possibili interventi anche nelle aree di Papadopoli, Spresiano e Ponte di Piave.
Questo passaggio è molto importante, perché dimostra che il problema da affrontare non riguardava soltanto il modo in cui costruire le casse a Ciano, ma richiedeva un confronto più ampio tra diverse strategie e localizzazioni possibili.
Successivamente, con il Decreto commissariale n. 8 del 23 dicembre 2025, è stato approvato il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica delle casse di Ciano ed è stata esercitata l’opzione per proseguire con la progettazione definitiva.
Lo stesso decreto di approvazione ha però prescritto ulteriori approfondimenti su aspetti centrali dell’opera, tra cui la verifica degli scenari di piena estrema, il trasporto solido, la sedimentologia, il possibile interrimento delle casse, l’equilibrio tra scavi e riporti e una maggiore definizione del quadro economico.
Questo è uno dei punti che alimentano le nostre perplessità: il PFTE è stato formalmente approvato, ma alcune delle verifiche richieste riguardano elementi che incidono direttamente sulla sicurezza, sulla funzionalità, sui costi e sulla sostenibilità complessiva dell’intervento.
Non stiamo quindi discutendo di semplici dettagli da perfezionare. Stiamo parlando di condizioni essenziali per capire se l’opera sia realmente fattibile, efficace e proporzionata.
Che cosa prevede il nuovo progetto
Il progetto delle casse di espansione nelle Grave di Ciano riguarda una trasformazione permanente di un’area di grande valore naturale, storico e paesaggistico. Per comprenderlo bisogna guardare insieme alle opere previste, ai benefici attesi e alle conseguenze per le comunità che vivono lungo il Piave.
Il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE) prevede tre casse di espansione: bacini delimitati da arginature, destinati a trattenere temporaneamente una parte dell’acqua durante le piene e a restituirla successivamente al fiume.
La documentazione è pubblicata dall’Autorità di bacino delle Alpi Orientali. L’approvazione di questo livello progettuale non equivale all’autorizzazione definitiva alla realizzazione: devono seguire ulteriori approfondimenti progettuali e i procedimenti autorizzativi.
Secondo i dati riportati negli elaborati da noi esaminati, l’intervento comporterebbe:
- un costo di circa 250 milioni di euro;
- un cantiere stimato in circa cinque anni;
- quasi 14 chilometri di arginature in terra battuta;
- movimentazioni di milioni di metri cubi di materiale, con aree di prelievo previste anche in sinistra Piave;
- una capacità utile di circa 25,5 milioni di metri cubi nello scenario T100, con un volume massimo indicato intorno ai 30 milioni.
Sono dimensioni che richiedono una spiegazione pubblica chiara, accompagnata da mappe, sezioni e confronti tra la situazione attuale e quella di progetto.
Argini, sfioratoi e stabilizzazione dell’incile: cosa cambierebbe nel fiume

Le opere non si limitano al perimetro delle tre casse. Il progetto comprende manufatti di ingresso e scarico, sfioratoi, opere di rinforzo e protezione delle arginature lungo il fiume, interventi in alveo, scavi, piste e strutture accessorie.
Gli sfioratoi consentono il passaggio dell’acqua al raggiungimento di determinate quote. Per capire il funzionamento del sistema occorre mostrare dove si trovano, quando si attivano, quali portate trasferiscono e verso quali aree. Devono essere spiegate anche le protezioni previste nei punti in cui il deflusso può produrre erosioni.
Particolare attenzione merita la stabilizzazione dell’incile, cioè della zona attraverso cui l’acqua alimenta il sistema delle Grave. È un elemento essenziale per comprendere come il progetto intenda mantenere nel tempo le condizioni di ingresso dell’acqua.
Nel resoconto ufficiale dell’incontro con i Comuni viene descritta una soglia in subalveo, o opera analoga, in massi di cava sciolti, destinata a contrastare l’ulteriore incisione del letto del fiume.
Queste opere devono essere rappresentate nel loro insieme: stabilizzazione dell’incile, protezioni del fondo, rinforzi dell’argine fluviale, sfioratoi e scarichi. Servono indicazioni comprensibili su posizione, dimensioni, materiali, fondazioni e manutenzioni, chiarendo anche dove siano previsti trattamenti del terreno come il jet grouting.
Non sono dettagli accessori: contribuiscono a determinare come l’acqua entra nelle casse, come vi circola e come ritorna nel Piave.
Quale sicurezza per i territori in sinistra Piave?
La riduzione del rischio nel basso Piave deve essere accompagnata dalla verifica che le opere non aggravino il rischio nei territori vicini.
È questo uno dei punti che chiediamo di approfondire, con particolare attenzione alla sinistra Piave e alle aree prospicienti le casse.
La presenza di nuove arginature, le modifiche all’alveo e gli scavi possono cambiare la distribuzione locale della corrente. Occorre quindi rendere disponibili confronti tra situazione attuale e progetto, mostrando livelli dell’acqua, velocità, direzioni del deflusso ed eventuali variazioni delle aree allagabili.
La domanda è concreta: che cosa accade in sinistra Piave quando le casse sono già piene o non possono ricevere tutta l’acqua prevista?
Devono essere valutati almeno gli scenari di:
- piena con casse inizialmente vuote;
- seconda onda di piena con invasi ancora parzialmente occupati;
- scarichi ostruiti o funzionamento ridotto dei manufatti;
- evento superiore a quello assunto come riferimento;
- erosione, sormonto o cedimento di un tratto arginale.
Serve inoltre distinguere il funzionamento delle sole casse di Ciano dagli scenari che comprendono altre opere, soprattutto la traversa ipotizzata tra Santa Mama e l’Isola dei Morti, nel territorio di Moriago.
Questi interrogativi non dimostrano che si verificherà un aggravamento del rischio. Chiedono che l’eventualità venga verificata e che i risultati siano pubblici, comprensibili e riferiti ai luoghi.
Argini in terra: quali garanzie contro erosioni e trasporto solido?
Le arginature in terre compattate richiedono verifiche specifiche rispetto alle sollecitazioni cui saranno esposte. La loro sicurezza dipende dai materiali, dalle fondazioni, dalla geometria, dalle protezioni superficiali, dalla gestione delle infiltrazioni e dalla manutenzione.
La preoccupazione riguarda le caratteristiche del Piave in piena: un fiume capace di trasportare materiale grossolano, detriti e legname, come osservato sul territorio.
Come sono state considerate queste condizioni nel dimensionamento delle arginature e delle relative protezioni?
Vanno chiarite la resistenza all’erosione delle scarpate, la protezione del piede degli argini e la stabilità nei punti di ingresso, trasferimento e uscita dell’acqua. Particolare attenzione richiedono i tratti interni alle casse, dove possono svilupparsi correnti concentrate durante il riempimento e lo svuotamento.
Occorre distinguere le superfici semplicemente inerbite dai tratti dotati di rivestimenti o altre difese, spiegando quali condizioni ciascuna soluzione sia progettata per sopportare.
Anche l’ingombro reale deve essere mostrato: altezza, larghezza al piede, scarpate, piste e opere accessorie. Un’altezza contenuta non significa necessariamente una trasformazione limitata del paesaggio.
Detriti e legname: cosa succede se un manufatto si ostruisce?
Durante una piena il Piave trasporta anche rami, tronchi, materiale flottante e rifiuti. La verifica deve considerare sia gli elementi più grandi sia l’accumulo di materiale di dimensioni modeste in corrispondenza delle aperture.
Per i dispositivi effettivamente previsti dal progetto occorre chiarire quali componenti funzionino passivamente e quali richiedano manovre, alimentazione o interventi degli operatori.
Che cosa accade se una griglia si intasa, una bocca di scarico viene parzialmente ostruita o un organo mobile non può essere manovrato? Quali percorsi segue l’acqua? Come cambiano i livelli nelle casse e nel fiume? È possibile intervenire in sicurezza durante la piena?
L’efficacia deve essere dimostrata anche in condizioni di funzionamento parziale, considerando gli effetti sulle arginature e sui territori circostanti.
Limi e sedimenti: la manutenzione è parte della sicurezza
Sul territorio vengono segnalati, già durante eventi di morbida, accumuli localizzati di limo e sedimenti che possono superare il metro di spessore. Queste osservazioni devono essere documentate con rilievi: non possono essere estese automaticamente all’intera superficie delle future casse, ma meritano una verifica specifica.
Nel resoconto dell’incontro con i Comuni, i progettisti riconoscono la possibilità di depositi e la necessità di considerarli nella manutenzione e nel ripristino dopo gli eventi.
Servono quindi stime sui quantitativi attesi, sulla loro distribuzione e sugli effetti nel tempo. I depositi potrebbero interferire con gli scarichi, modificare le superfici e ridurre il volume disponibile: quanto inciderebbero concretamente sul funzionamento?
La manutenzione pone domande altrettanto importanti:
- dopo quali eventi e con quale frequenza occorrerà intervenire?
- quali mezzi dovranno entrare nelle casse e attraverso quali accessi?
- come saranno caratterizzati, riutilizzati o smaltiti i materiali rimossi?
- quali effetti avranno gli interventi ripetuti sugli habitat?
- chi sosterrà i costi e garantirà il ripristino della funzionalità?
Il costo dell’opera comprende anche ciò che sarà necessario fare per mantenerla efficiente negli anni.
Una seconda piena: quanta capacità sarebbe ancora disponibile?
Il tempo di svuotamento deve essere valutato insieme all’andamento della piena nel fiume e all’efficienza degli scarichi.
La questione non è soltanto quanto impieghino le casse a svuotarsi nello scenario previsto, ma quanta capacità rimanga disponibile se arriva un’altra onda di piena prima del completo svuotamento.
Occorrono simulazioni di eventi ravvicinati, anche con scarichi parzialmente ostruiti, e una spiegazione delle conseguenze per la sinistra Piave, per le aree circostanti e per i territori a valle.
La popolazione deve conoscere anche il rischio che resta dopo la costruzione dell’opera e le relative misure di allerta e protezione civile.
Ciano da sola e il sistema complessivo: benefici e costi vanno distinti

Negli elaborati esaminati compare anche uno scenario più ampio, comprendente ulteriori opere tra Pederobba e Valdobbiadene a Nord e, tra Santa Mama del Montello e Moriamo della Battaglia a sud, con un costo complessivo indicato intorno a 1,09 miliardi di euro.
L’Autorità precisa che gli studi a scala ampia non approvano quelle ulteriori opere né ne fissano definitivamente la localizzazione. La distinzione deve essere mantenuta anche nella comunicazione pubblica.
La domanda rimane: quale riduzione del rischio producono le sole casse di Ciano?
Occorre associare a ciascuno scenario i propri costi, benefici, impatti e tempi. Ai cittadini devono essere mostrati i risultati dell’intervento autonomo e quelli delle eventuali combinazioni con altre opere, senza sovrapporli.
Natura 2000, falda e Montello: effetti da valutare insieme
Le Grave di Ciano sono un sistema fluviale di grande valore, con prati magri, boschi ripariali, habitat e connessioni ecologiche legati alla dinamica del Piave.
La trasformazione riguarda sia le superfici occupate dalle opere sia gli effetti del nuovo regime di allagamento, dei depositi e delle manutenzioni.
Un habitat non si ricostruisce semplicemente mettendo a disposizione una superficie equivalente. Occorre valutare le funzioni ecologiche perdute, le possibilità effettive di recupero e i tempi necessari. Per le eventuali compensazioni chiediamo che siano dimostrate fattibilità, efficacia e adeguata tempistica rispetto agli impatti.
Anche falda e sistema carsico del Montello richiedono approfondimenti: devono essere chiarite le conseguenze degli invasi temporanei, degli scavi e delle fondazioni, comprese le eventuali interferenze con i territori a sud del Montello.
Le valutazioni devono affrontare insieme sicurezza idraulica, qualità delle acque, tutela degli habitat e compatibilità con la disciplina ambientale applicabile.
Cinque anni di lavori e una gestione permanente
Il cantiere previsto comporterebbe scavi, movimentazioni di terra, piste, rumore, polveri e interferenze con il territorio. Occorre conoscere accessi, transiti, aree di deposito, limitazioni stagionali e condizioni di sicurezza durante le piene.
Vanno chiariti anche l’idoneità dei materiali da riutilizzare, gli accertamenti ambientali e le attività di bonifica bellica. La presenza di una voce economica per bonifiche non dimostra, da sola, una contaminazione già accertata.
Dopo il cantiere resteranno obblighi permanenti: ispezioni, manutenzione degli argini, controllo dei manufatti, gestione dei sedimenti e ripristini dopo gli eventi.
Devono essere individuati un responsabile, risorse certe e procedure verificabili, comprese quelle per le emergenze.
Prima di procedere, un confronto reale sulle alternative
L’obiettivo pubblico è ridurre il rischio idraulico del Piave. Per questo il confronto deve riguardare l’intero bacino e combinare alternative localizzative, recupero degli spazi fluviali, interventi sulle criticità esistenti, misure non strutturali e opere necessarie per il rischio residuo.
Le diverse possibilità devono essere confrontate con criteri omogenei: efficacia, sicurezza locale, costi di costruzione e gestione, impatti ambientali, tempi e adattabilità.
Chiediamo quindi che, prima di consolidare scelte irreversibili, siano resi disponibili:
- i benefici delle sole casse di Ciano;
- le verifiche sulla sicurezza in sinistra Piave e sugli eventi ravvicinati;
- le verifiche su erosioni, trasporto solido e ostruzioni;
- il dettaglio delle opere all’incile, degli sfioratoi e delle protezioni arginali;
- il piano di manutenzione con responsabilità e coperture economiche;
- il confronto completo con le alternative.
Fermarsi ora significa decidere meglio
Le Grave di Ciano sono parte del sistema Piave. La loro tutela riguarda il patrimonio naturale e paesaggistico, ma anche il modo in cui scegliamo di costruire la sicurezza delle comunità.
Per queste ragioni, abbiamo già formalmente chiesto al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica la sospensione cautelativa dell’avanzamento della progettazione delle casse di espansione delle Grave di Ciano. La richiesta mira a evitare che si consolidino scelte irreversibili prima di aver completato le verifiche necessarie e un confronto effettivo sulle alternative, proseguendo le attività di studio e approfondimento.
La sicurezza del basso Piave deve andare insieme alla sicurezza dei territori vicini alle opere. Per dimostrarlo servono dati accessibili, valutazioni complete e garanzie sulla gestione futura.
Prima di trasformare permanentemente le Grave di Ciano, queste risposte devono essere disponibili.
Il Piave non va solo contenuto. Va capito.